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02/07/2016
L'ULTIMO GIORNO CON GLI ALAMARI. LA STRANA MORTE DEL BRIGADIERE SANTINO TUZI
Il libro inchiesta di Fabio Amendolara pone interrogativi e cerca di far riaprire le indagini
 
“Questi fiori moriranno ma il mio amore per te sarà sempre un fiore che non muore mai. Ti amo addio amore mio”.
E’ un messaggio di un amore finito, una relazione senza più possibilità di riallacciarsi, eppure è una delle prove per concludere che il brigadiere dei carabinieri Santino Tuzi si sia suicidato. Per la procura un suicidio ma qualcosa non quadra nei tempi, nella dinamica, nei particolari. La lettera stessa analizzata dalla grafologa Sara Cordella non dà indizio di una propensione al suicidio. Anzi., il contrario. Particolari tralasciati: due cellulari del carabiniere ma solo uno è analizzato. L’altro misteriosamente no; tanti sono i misteri di questo giallo terribilmente reale. Manca il “segno di Felc ovvero la traccia lasciata dal carrello della pistola semiautomatica nello spazio tra il pollice e l’indice. Durante i suicidi, dovendo mettere la canna della pistola a contatto con il corpo, si assume una posizione non naturale, per cui a seguito dello sparo, quando il carrello dell’arma torna indietro per permettere l’espulsione del bossolo e l’inserimento del nuovo proiettile, tocca inevitabilmente lo spazio di cute tra pollice e indice lasciando una traccia inconfondibile che si presenta come un piccolo binario. Questo non accade se chi si toglie la vita preme il grilletto con il pollice, cosa però atipica, specie per chi è abituato a maneggiare armi di quel tipo. Anche la presenza di macchie di sangue all’esterno dell’auto è anomala” . La morte avvolta nella reticenza di Tuzi si collega direttamente ad un altro omicidio ed alle indagini di una morte della giovanissima studentessa Serena Mollicone, barbaramente assassinata lo stesso giorno che era entrata nella caserma dove prestava servizio Tuzi. "L'ultimo giorno con gli alamari" è un libro inchiesta di Fabio Amendolara scritto con cronista investigativo del quotidiano Libero con Maria Tuzi, la figlia del brigadiere e la prefazione della grafologa Sara Cordella e della giornalista Cinzia Politi. Maria Tuzi non crede all’ipotesi del suicidio: il padre è stato assassinato perché sapeva qualcosa sulla morte della studentessa modello. Era un testimone pericoloso che poteva svelare intrecci e relazioni pericolose in quel piccolo paese della Ciociaria? “È un caso che grida giustizia. Grazie all'aiuto di Maria Tuzi sono riuscito a ricostruire molti aspetti inediti della vita del brigadiere - spiega Amendolara - Con la grafologa Sara Cordella e l'avvocato Rosangela Coluzzi siamo poi riusciti a dare al caso una lettura diversa”. L’inchiesta collega direttamente i due delitti, affrontati con una visione diversa dalla indagini ufficiali. Tuzi non era un aspirante suicida ma aveva paura che gli accadesse qualcosa. Tre giorni prima del presunto suicidio era stato interrogato per la riapertura del caso Mollicone, Da una versione diversa rispetto a sei anni prima: Serena quel giorno era anella sua caserma, il brigadiere aprì il cancello ma non vide uscire la ragazza. Anche in quel caso vi furono indagini frettolose; un cellulare scomparso e poi riapparso, un numero registrato sotto il nome diavol666 da far ipotizzare anche una pista esoterica con delitto rituale satanista. Amendolara non crede a questo; la ragazza fu uccisa per altri motivi; conosceva l’assassino e fu uccisa in un luogo chiuso poi portata in un campo con terriccio. “Prima viene stordita con un colpo secco e poi viene soffocata mediante occlusione delle vie respiratorie. L’assassino ha scelto questo perché gli permette di evitare il principio di Locard - si legge nel libro - in secondo luogo questa tecnica renderà difficile stabilire l’ora della morte. Questo gli consente di avere un alibi perfetto”
Santino Tuzi sapeva il nome dell’assassino? O almeno sapeva chi poteva essere stato e per tacitarlo dopo sei anni inscenano un falso suicidio? Amendolara nell’inchiesta pone interrogativi e vuole riaprire il caso Tuzi. Il brigadiere di Sora rientra in quei casi della provincia nera italiana; dove tutti si conoscono e le complicità sono facili da nascere e l’omertà a volte ha il volto mascherato di chi dovrebbe tutelare la società. Il resto lo potete leggere in un agevole libro inchiesta dove anche i particolari tecnici ed investigativi diventano di facile lettura. Ma non è un thriller purtroppo è realtà.


 
Leonardo Pisani
fonte TALENTI LUCANI
categoria: DA CLASSIFICARE