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08/08/2012
LO STATUTO COMUNALE NON VA BISOGNA COINVOLGERE LE FRAZIONI
Per le associazioni serve la partecipazione popolare. L'Abete chiede meno campanilismo e pù servizi
 
In questi giorni ad Avigliano si dibatte molto del cambiamento di alcuni articoli dello Statuto comunale, l’atto normativo che stabilisce il funzionamento degli organi di governo locali, le modalità di partecipazione dei cittadini, le forme di collaborazione tra il comune e altri enti, l'organizzazione degli uffici. Se la commissione per la revisione dello statuto, in sinergia con il gruppo coordinamento donne e le associazioni Peter Pan, Arci, Cuore e Salute, Circolo Anspi “Don Mimì Mecca”, Auser, Spazio ragazzi, Gruppo folkloristico, Associazione Franco Venturi, Legambiente, Avis, Unitre e Soms, ha chiesto la revisione dell’art. 22, proponendo che venga inserito nel testo l’aggettivo equilibrata a proposito della presenza di entrambi i sessi nella nomina della giunta da parte del sindaco, attuando a tal proposito anche una partecipata, e ancora in atto, petizione popolare, l’associazione L’Abete ha lanciato, da parte sua, una serie di proposte che, non è difficile pronosticare, apriranno un acceso dibattito, soprattutto tra il centro e le frazioni. Gli articoli sotto la lente de L’Abete sono il 2, che riguarda il territorio e il 7 e l’8, che riguardano la partecipazione popolare che, secondo la onlus, sono «consequenziali tra di loro e in palese contraddizione con i principi di unità e uguaglianza che il Diritto Costituzionale prima e un Ente comunale poi dovrebbero garantire». «Si ha l'impressione che essi - va giù duro Carmine Ferrara, presidente dell’associazione - siano stati scritti con l'inchiostro del rancore territoriale su carta dell'ipocrisia politica». «Attualmente - continua - il comune è diviso in quattro frazioni geografiche. Noi vorremmo che non vi fossero gli aviglianesi di Lagopesole, quelli di Possidente o di Sant’Angelo, come sancito dall’art. 2. Noi vorremo che ci fossero gli Aviglianesi, perché l’attuale formulazione favorisce solamente differenzazioni. La politica sia delle forze di maggioranza che di opposizione, infatti, ne è imbrigliata e ciò produce danni devastanti per la corretta amministrazione della cosa pubblica, con sovrapposizioni di iniziative e scarsa qualità dei servizi. Inoltre scatena una rivalità campanilistica che non ha eguali in Basilicata». Altro punto dolente la partecipazione popolare. «Non comprendiamo - prosegue Ferrara - il perché solo a cittadini di una parte del territorio sia stata prevista la possibilità di partecipare con proposte alla gestione dei servizi e beni comunali, alle proposte per l’adozione di atti, di pareri preventivi. Sarà pur vero che tale possibilità esclusiva non sia mai stata realmente messa in atto (a conferma dell’errore di valutazione di chi le ha proposte e mai rivendicate, lasciando intendere un tardivo ravvedimento?), ma allora che senso ha tenerli in piedi?». «Per condividere l’attuale impostazione dello Statuto - conclude - occorrerebbe modificare anche l’Art 30, ripartendo la spesa pubblica in modo “federale”, ossia in base alla densità demografica. Ma questo noi non lo vogliamo, perché non siamo così incoscienti da non immaginare quali disastri comporterebbe una tale scelta».
 
Sandra Guglielmi
fonte LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
categoria: DA CLASSIFICARE
 
 
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