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31/10/2007
AVIGLIANO, LA BATOSTA COL GENZANO È AMARA
L’ultima imbarcata di questo genere l’Avigliano l’aveva presa il 20 febbraio 2005..........
 
Avigliano – L’ultima imbarcata di questo genere l’Avigliano l’aveva presa il 20 febbraio 2005. La giornata era la settima (anche se di ritorno). L’avversario lo Sporting Genzano. E per completare la serie, la partita successiva (anche se da disputare in casa e a distanza di sette giorni) l’avrebbe giocata contro l’Irsinese. Coincidenze. Che, viste prima, avrebbero potuto far suonare sinistri campanelli d’allarme. E, tanto per completare, un anno prima era andata anche peggio, visto che quell’Avigliano del 2003-2004 a Genzano ne prese sette. Significa, nelle ultime quattro partite giocate in trasferta contro i genzanesi, venti gol subiti contro nessuno segnato. Un vero incubo. Come un incubo è stata tutta la partita di domenica per De Stefano ed i suoi uomini. Aveva sognato un modo tutto diverso per festeggiare la nascita del figlio, l’allenatore granata. E la sua squadra un regalo glie lo aveva promesso. Certo, non di questo tipo. Una partita versione speculare di quella di sette giorni prima contro l’Atella Monticchio: due gol, allora fatti, stavolta presi, dopo nemmeno mezz’ora, e la gara è finita. In peggio, il fatto che praticamente per l’Avigliano di Genzano non ci sia stata mai reazione. Dopo una contro prestazione del genere, trovare delle scusanti è impresa impossibile. E De Stefano, a trovarle, non ci pensa nemmeno. Resta la domanda: come si fa a passare, in una settimana, dalla più bella alla più brutta partita da quando il tecnico potentino è alla guida dell’Avigliano? Domanda forse senza risposta. “Diventa anche difficile –afferma l’allenatore granata- capire quanto siano stati bravi loro e quanto invece siamo stati brutti noi. Praticamente, non siamo mai entrati in campo: abbiamo preso un gol dopo sei minuti lasciando l’avversario completamente solo; abbiamo continuato sulla stessa falsariga, mettendo insieme tutta una serie di errori incredibili”. Poi, per la terza volta, l’Avigliano ha giocato una parte considerevole della gara con un uomo in meno. “Si è ripetuta –spiega De Stefano- la stessa situazione di Irsina: una prima ammonizione presa per proteste, la seconda, dopo poco, per un fallo”. Quel che più è grave, è che a esser stato protagonista, in entrambe le situazioni, sia stato un elemento esperto come Summa. “Non posso nemmeno dire –continua De Stefano- che si sia trattato di un fatto fisico, più probabilmente è stato un problema mentale, che stavolta ha coinvolto tutti, dai più giovani ai più esperti. Abbiamo commesso tutti una serie incredibile di errori che non avremmo dovuto commettere. Forse sono venuti fuori i nostri limiti, ma non voglio pensare che la nostra sia una squadra che prende gol come quelli che abbiamo subito a Genzano. Nemmeno cercando nella panchina si sarebbero potuti rimettere insieme i cocci, quando siamo rimasti in dieci ho provato a mantenere le due punte, con un centrocampo a tre, ma anche questo è stato un tentativo inutile”. Una batosta come questa rischia di lasciare scorie pesanti sul morale della squadra: “Negli spogliatoi – conclude De Stefano- ho visto i ragazzi con gli occhi tristi e lo sguardo basso, ma credo di aver visto in loro anche la voglia di reagire e di dimenticare in fretta questa giornata”. L’occasione arriva subito, giovedì, con l’andata dei quarti di Coppa Italia ad Irsina, “contro una squadra che sta bene fisicamente, che ha battuto il Rionero e pareggiato a Ricigliano, e due settimane fa ci ha messi in difficoltà. Bisognerà ricompattarsi per poter riuscire ad ottenere un buon risultato”: lo deve, l’Avigliano, ai suoi tifosi e soprattutto, al suo tecnico, per fargli, stavolta davvero, il regalo che merita. Giancarlo Tedeschi
 
anonimo
fonte IL QUOTIDIANO DELLA BASILICATA
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