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21/04/2012
«ORA SÌ CHE ABBIAMO UNA VITA» ECCO COSA FANNO I SEI NIGERIANI
Avigliano tre donne e tre uomini inseriti nel progetto “Sprar”
 
AVIGLIANO - Sono già trascorsi otto mesi da quando, nella scorsa estate, arrivarono in città. Non vedevano l’ora di togliersi la tuta, che era stata consegnata loro nei centri d’accoglienza e non vedevano l’ora di iniziare una vita normale nel nostro Paese. Per Precious, Efosa, Ada, Kennedy, Imade e Samson, profughi in fuga dalla Libia, è iniziato, così, un periodo molto tranquillo nel Comune di Avigliano. Questi giovani, che hanno età compresa tra i venti e trent’anni, dicono di trovarsi bene in Italia e di essere contenti di far parte della comunità aviglianese. Il comune di Avigliano è stato tra i primi - insieme a Bella, dove si trovano quattro rifugiati politici, e Rionero, dove ci sono altri otto giovani - a dare disponibilità per accogliere e integrare i rifugiati e i richiedenti asilo, giunti in Regione. Così, per i sei giovani - tre donne e tre uomini che condividono un appartamento comunale, sito in via Corbo, nel centro storico della città - da agosto 2011 è iniziata l’esperienza nel paese gianturchiano. I sei ragazzi di origine nigeriana sono stati, così, inseriti nel progetto di Sistema di Protezione per richiedenti asilo e rifugiati, il cosiddetto “Sprar”, che ha coinvolto diverse aree territoriali della provincia di Potenza. Tra queste, il Comunale di Avigliano, che ha potuto ospitare i profughi provenienti dalla Libia e sfuggiti alle persecuzioni dell’esercito di Gheddafi. Il “Progetto Sprar”, mira alla realizzazione di piani d’accoglienza integrata che, oltre alla sola distribuzione di vitto e alloggio, prevedono misure di informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento, unitamente alla costruzione di percorsi individuali di inserimento socio-economico per i profughi. Adoperando le risorse, gestite dal dipartimento regionale della Protezione civile e dalla Prefettura di Potenza è stato offerto un alloggio dignitoso a tutti i profughi rientrati nel progetto e concesso un vaucher individuale (di 70 euro a settimana), per la spesa quotidiana. Bisognava far fronte alle esigenze primarie, dunque, garantendo un tetto e i viveri necessari alla sopravvivenza. Ma ciò non basta a far sentire questi ragazzi, parte della comunità. Per un immigrato, infatti, il primo ostacolo all’integrazione è la lingua; pertanto, diventa necessario erogare interventi formativi volti ad insegnare l’italiano e approfondire il contesto storico-culturale in cui sono inseriti. Tale attività, prevista dai piani di accoglienza, è stata realizzata dall’Apof-il chiamata ad erogare i corsi formativi per i rifugiati e i richiedenti asilo. Dunque, è stato avviato il corso di lingua italiana anche per Precious, Efosa, Ada, Kennedy, Imade e Samson. In questo modo, i sei nigeriani che parlavano un inglese difficilmente comprensibile, hanno potuto apprendere l’italiano. «Da subito hanno compreso la necessità d’imparare la nostra lingua. Tutte le mattine erano presenti in aula per prender parte alle lezioni intensive di italiano e si sono dedicati all’attività formativa con impegno e curiosità» - ha spiegato Franco Rinaldi, responsabile della formazione per la sede Apof-il di Avigliano. In favore dei sei extracomunitari residenti nel comune, inoltre, sono state erogate altre 100 ore di formazione, dedicate all’approfondimento. Ma in concreto, dopo aver acquisito le competenze-conoscenze della lingua italiana, come avviene l’inclusione sociale di questi ragazzi? L’Amministrazione comunale ha previsto per loro un inserimento lavorativo, necessario per una compiuta integrazione. Accoglienza, tutela legale e apprendimento della lingua del Paese ospitante non bastano a garantire l’integrazione nel tessuto sociale. Per i rifugiati e i richiedenti asilo che si trovano in Basilicata è, adesso, necessario svolgere un’attività. I sei nigeriani non sono stati abbandonati dalla comunità che li ospita. Seguiti da Provincia, Amministrazione comunale e Arci di Avigliano, sono impegnati in attività di utilità sociale. Questi giovani, che hanno stretto rapporti confidenziali con molti aviglianesi, hanno iniziato a collaborare con il Comune durante le giornate di febbraio. Infatti, si sono impegnati a ripulire le strade dalla neve insieme ad alcuni cittadini e, attualmente, svolgono i lavori socialmente utili. Tutte le mattine sono in giro per le strade con l’abbigliamento arancione da lavoro, poi, presso gli esercizi commerciali locali, è possibile incontrarli intenti a fare la spesa. Ma ogni tanto, sentono il bisogno di recarsi fuori città, per acquistare i prodotti nigeriani e mangiare piatti tipici del loro paese di provenienza. La capacità d’integrazione di culture ed etnie diverse, è segno di civiltà e solidarietà nella città di Avigliano.
 
Antonella Rosa
fonte IL QUOTIDIANO DELLA BASILICATA
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