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28/10/2009
"AVIGLIANO CHE VOGLIAMO": SEMINARIO DI POLITEIA
Strategie di integrazione: tavola rotonda organizzzata da Politeia
 
Strategie di integrazione per un territorio oltre che esser vasto e popoloso, anche complesso nelle sue diverse peculiarità economiche e geografiche. “Avigliano che vogliamo”, il seminario organizzato dal centro studi Politeia, in collaborazione col “Il Carpine” di Possidente, ha affrontato il tema di uno sviluppo organico dell’aviglianese, analizzandolo con un approccio statistico, socioeconomico e tecnico. Emerge una comunità più complessa della dicotomia Centro e le circa 70 frazioni, immagine forse romantica, campanilistica a tratti ma datata: Il comune 2009 è un comune formato da un grosso centro – Avigliano- e una pluralità di borghi sviluppati, con proprie peculiarità e dinamiche sociali, che necessitano risposte e politiche di sviluppo differenziate. “I numeri hanno un’anima” inizia così l’intervento, la dott.sa Maria Luisa Verrastro. La sua analisi, frutto di dati dei censimenti 1991/ 2001, di fonti del municipio e della camera di commercio, ha presentato una società dalle dinamiche spesso trascurate. Innanzitutto, una comunità in controtendenza demografica: cresciuta del 2,2%, anche grazie all’aumento della popolazione straniera. Sfatato anche il mito della Avigliano città di pubblici impiegati: nella P.A compresa l’istruzione impiegata circa il 20% della popolazione, nell’industria il 20,8, nelle costruzioni il16 e nel commercio l’11%. Propensione anche all’attività imprenditoriale: diminuiscono le piccole aziende familiari agricole, aumentano quelle di grandi dimensioni, 1025 iscrizioni in più nel registro delle imprese dal gennaio 1996 a giugno 2009. Ombre: la facile moralità delle attività e la scarsa capacità di immettersi sui mercati nazionali ed internazionali. Quale futuro per Avigliano? Le potenzialità sono enormi. L’ing. Grippa di Politeia ha sottolineato che l’aviglianese è cerniera tra l’asse nord – sud, Vulture – Potentino e anche con il marmo melandro. Una città lineare di circa 40 mila abitanti, ma con un sistema viario inadeguato, per definirlo con la citazione dell’altro relatore, Giuseppe Coviello, presidente del Carpine, attraversato dalla “strada borbonica”: la strada che da Avigliano attraversa la frazione Frusci ed arriva a Lagopesole, fu opera del Regno delle Due Sicilie. Viabilità, condizione necessaria ma non sufficiente per il rilancio del territorio. Proposte? Per prima cosa, un cambio metodologico- come proposto dall’ing. Piero Pace – la pianificazione perequativa, strumento che si sta adottando in diverse città italiane come Prato, Reggio Emilia, Avellino e la stessa Potenza, che permette di pianificare realizzando una sorta di scambio tra i privati cittadini e l’Amministrazione.Evidenzia Giuseppe Coviello “ E’ mancato, però, nel corso di questi ultimi decenni un progetto di sviluppo unitario del nostro comune. Le due realtà hanno viaggiato separatamente, a diversa velocità e su due rette parallele”. Dal seminario esce la richiesta di Una svolta innanzitutto culturale: Avere la consapevolezza che il territorio comunale è caratterizzato da una realtà policentrica, i cui punti sono parti significative di un tutt'uno che è l’unitarietà del territorio comunale.Soddisfatto il presidente di Politeia Gerardo Coviello per la partecipazione, la sala consiliare era piena e per i contenuti del seminario e del dibattito, dove sono intervenuti anche lo storico Franco Sabia, l’assessore comunale Michele De Lisa e il già assessore provinciale Vito Summa.
 
Leonardo Pisani
fonte LA NUOVA DEL SUD
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