ID: 983
LE SCELTE SENZA SENSO DELLA REGIONE BASILICATA: NON SI TIENE CONTO DEL TERRITORIO NEL RILASCIO DEGLI ACCESSI VENATORI AI NON RESIDENTI

12/05/2015

inviato da Gianni Rosa
per Fratelli d'Italia - Alleanza Nazionale

TESTO NON FORMATTATO

Le scelte senza senso della Regione Basilicata: non si tiene conto del territorio nel rilascio degli accessi venatori ai non residenti La Basilicata è la Regione delle scelte senza senso. Le norme vengono modificate, non sulla base dell’interesse del territorio e delle Comunità lucane, ma per favorire questo o quel gruppo di interessi particolari. È il caso degli accessi venatori, che vengono rilasciati ai cacciatori non lucani in numero superiore a quanto previsto dalla legge e a quanto consentirebbe l’estensione del territorio. In concreto, il rilascio degli accessi per l’attività venatoria è sottoposta a limiti numerici rispetto agli ettari di territorio dedicati alla caccia. Criterio che tiene conto della tutela del patrimonio faunistico. Da nostre ricerche è emerso, però, che in Lucania vi è un numero spropositato di cacciatori rispetto all’estensione degli ambiti territoriali di caccia. Abbiamo presentato un’interrogazione per chiedere spiegazioni alla Giunta e chiedere la revoca della delibera n. 639 del 22/05/2012 che consente una così ampia mobilità venatoria in favore di cacciatori non residenti in Basilicata a discapito del patrimonio faunistico regionale. Vi è da dire che, inizialmente la Regione, con una delibera n. 195 del 21/02/2007, si era adattata al criterio nazionale cacciatore/superfice prevedendo che la disponibilità dei posti residui dei permessi, entro i limiti dell’indice di densità venatorio prescritto, fosse ripartita in accessi articolati di ospitalità venatoria in favore dei non residenti. In seguito, con deliberazione n.725 del 14/05/2007, abbandonava il criterio numero di cacciatori/superficie dedicata all’attività venatoria ed ne adottava uno solo numerico: numero richieste iscrizioni ATC (Ambiti Territoriali di Caccia) di residenza + 1/3 del numero di richieste di iscrizioni provenienti da altri A.T.C.. In questo modo non si teneva conto delle effettive capacità del territorio di soddisfare le esigenze dei cacciatori. La delibera veniva revocata nel 2011 (n. 1389 del 29/09/2011), salvo, poi, essere sostanzialmente ripresa dalla deliberazione n. 639 del 22/05/2012 che reintroduce il criterio solo numerico della delibera 725 del 2007. Anche l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ISPRA ha giudicato negativamente la scelta effettuata dalla Regione Basilicata. La possibilità di consentire un’ampia mobilità dei cacciatori per l’esercizio della caccia alla migratoria contrasta con l’esigenza di realizzare un più saldo legame del cacciatore al territorio e di fatto vanifica in gran parte le innovazioni indotte dalla legge 157/92 in materia di disciplina dell’attività venatoria. Sganciare il numero di permessi rilasciati per la caccia dall’effettiva estensione della superficie dedicata a tale attività contrasta con l'esigenza di conservazione della fauna selvatica e con la tutela delle produzioni agricole. A chi giova tutto questo? Non ai cacciatori lucani e neanche al patrimonio faunistico della Regione. Potenza, 11 maggio 2015 Gianni Rosa, Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale


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