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02/11/2012
NON CREDIAMO NELL'IPOTESI DELLA RAPINA FINITA NEL SANGUE
Il dolore e la rabbia dei nipoti della donna uccisa nel 1994
 
«Ero solita andare a trovare mia zia e quel giorno dovevo prendere da casa sua una pagnotta di pane che lei aveva acquistato per mia madre. La porta era accostata. La chiamai ma non ricevetti risposta ed entrai in cucina. Non vidi subito il corpo, ma mi accostai alla tenda che era inspiegabilmente, pensavo, a terra. Appena la scostai vidi il cadavere di mia zia e il sangue che la ricopriva. Scappai fuori e gridai. Poi, con i vicini chiamammo immediatamente i carabinieri». Ricorda con precisione, a distanza di anni, il ritrovamento del corpo della signora Anna Maria, la nipote Carmela Mecca. Era il 2008 quando lei e il fratello Vincenzo, tra i familiari che più assiduamente la frequentavano, vollero raccontare alla Gazzetta i loro ricordi e condividere dubbi e perplessità su un delitto che ancora chiede giustizia. Cosa successe? «Non abbiamo mai creduto – ci disse il signor Vinvìcenzo - all’ipotesi di una rapina finita nel sangue. Non sapevamo bene cosa ci fosse nell’appartamento di nostra zia, ma all’apparenza era tutto al suo posto, anche i pochi soldi che aveva in casa». Anche i vicini hanno sempre affermato di non aver sentito e visto niente, «anche se – ricorda il nipote - la sera successiva all’omicidio qualcuno raccontò di aver udito rumori provenire dall’appartamento già sotto sequestro. Dalle verifiche degli inquirenti, tuttavia, non emerse nulla». Una donna come tante, semplice e in buoni rapporti con tutti. Così descrivono Anna Maria coloro che la conoscevano. Una donna a cui nessuno, neanche tra i parenti, ha mai saputo attribuire alterchi con alcuno. «Pensiamo, in realtà, - ha dichiarato la nipote Carmela - che qualcosa di davvero banale sia sfociato in un terribile delitto». «Una cosa, tuttavia ci tengo a sottolinearla – ha detto l’uomo: i beni di nostra zia sono stati venduti e i proventi sono stati donati tutti alla chiesa. Noi non abbiamo preso nulla e tutto ciò che c’è da pagare annualmente per le spese cimiteriali è a mio carico personale». Una vita come tante quella della pensionata di via Cairoli, una vita che qualcuno ha deciso di spezzare con ferocia. Ma cosa ha potuto scatenare la rabbia cieca che ha armato la mano del suo assassino?
 
Sandra Guglielmi
fonte LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
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