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02/03/2014
SEXYGATE ALLA POTENTINA SESSO IN CAMBIO DI APPALTI
De Rosa e Pace smentiscono incontri con escort e favoritismi
 
L'indagine relativa agli appalti «pilotati», che ha portato all'arresto di tre persone, è solo agli inizi. Lo stesso procuratore Laura Triassi aveva annunciato che si tratta di un'inchiesta con varie ramificazioni. Tutte da decifrare. Una di queste avrebbe risvolti hard. Signorine «tutto sesso» che già compaiono nell'avviso di conclusione indagini nella parte che riguarda i rapporti tra l'imprenditore Bartolo Santoro e l'assessore comunale di Pietragalla Canio Romaniello. Questa volta - come pubblicato ieri sulla Gazzetta - l'attenzione degli investigatori si è concentrata sul Comune di Potenza e, in particolare, sarebbero coinvolti due assessori. Con l'obiettivo di fa­vorire un'impresa «amica» per l'af­fidamento di lavori, imprenditori avrebbero «offerto» loro la compa­gnia di ragazze. Non solo escort, ma anche giovani donne in cerca di lavoro, con il copione che si conclude nella camera da letto di un albergo. I nomi dei due assessori citati in questa tranche di indagine sono Luciano De Rosa e, in una posizione che sembra più defilata, Federico Pace. Entrambi conosciuti in città come persone perbene, si trovano nella scomoda situazione di dover spiegare il loro coinvolgimento. I cui contorni, per la verità, non sono ancora chiari. Né in riferimento al presunto viavai in Municipio di prostitute & C., né al loro ruolo nell'ambito di affidamento di gare d'appalto. La Pro­cura continua a fare il suo lavoro per mettere a fuoco quello che appare un sistema collaudato tra imprese, amministratori e funzionari pubblici finalizzato a veicolare appalti e ad azzerare la libera concorrenza. Nel frattempo De Rosa e Pace devono inevitabilmente parare i colpi di un attentato all'immagine. Si parte da una considerazione di fondo: nessuno dei due ha poteri decisionali su questioni di lavori pubblici. «Come assessore alle attività produttive - dice De Rosa - non gestisco appalti. Come avrei potuto condi­zionare certe scel­te in materia di la­vori?». Gli fa da eco Pace, assesso­re al Bilancio e al Patrimonio: «II mio settore - spie­ga - comprende due tipi di gestio­ne, amministrati­va e tecnica. Quel­la amministrativa, di cui mi occupo io, fa riferimento solo a questioni come accatastamenti, espropri, fitti passivi. La ge­stione operativa e tecnica del patrimonio non è com­pito mio». Ma il vero tema, dal forte impatto emotivo sull'opinione pubblica, è lo «scambio» tra favori ses­suali e appalti. I due smentiscono di essere stati avvicinati da ragazze mandate nei loro uffici da im­prenditori in cerca di corsie preferenziali: «Assurdo, mia moglie e i miei figli sono la mia vita», tuona Pace. «Ho ricevuto - dice De Rosa - molte persone, tra cui anche donne, che mi hanno chiesto di aiutarle a trovare un lavoro. Una ragazza mi è stata segnalata anche dall'imprenditore Leonardo Mecca (indagato per turbativa d'asta, ndr) ed è venuta nel mio ufficio con il suo fidanzato per consegnarmi un curriculum. Tutto qui». Proprio i suoi rapporti con Mecca sem­brano essere al centro dell'attività d'indagine all'in­terno della quale gli inquirenti starebbero «sezio­nando» l'appalto per la manutenzione degli impianti termici nel palazzo della Regione. Gara vinta proprio da Mecca. De Rosa, assessore comunale e «senza portafoglio», che c'azzecca? Lo chia­rirà l'inchiesta. Lui, intanto, pre­cisa: «Con Mecca avrò parlato qual­che volta di lavori. Una volta - ag­giunge - ricordo che mi chiese se conoscevo Rocco Fiore (ingegnere dell'ufficio tecnico di Avigliano e consigliere comunale di Potenza), pregandomi di rivolgermi a lui per avere delle informazioni, già pub­bliche, su un appalto al Comune di Avigliano. Di Mecca - conclude De Rosa - ho parlato a telefono anche con l'assessore Federico Pace. In qualità di direttore di banca avevo spesso contatti con l'imprenditore, nostro corren­tista. Una volta mi segnalò le difficoltà legate al mancato pagamento da parte del Comune per lavori che aveva effettuato. Chiamai così Pace chiedendogli notizie in merito al cosiddetto patto di stabilità che impedisce alle pubbliche amministrazioni di saldare i debiti verso i propri fornitori. Mi disse che la legge bloccava i pagamenti. Nessun favoritismo o chissà quale finalità in quella telefonata».
 
Massimo Brancati
fonte LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
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